Quale finanza per il clima e lo sviluppo?

La cooperazione multilaterale è da rilanciare a partire dalla questione finanziaria


Ufficio Policy Focsiv – Le sfide globali (e locali) sono sempre più grandi ed urgenti, dagli impatti del cambiamento climatico alle crescenti disuguaglianze, per cui la cooperazione multilaterale è da rilanciare (L’imperativo della cooperazione, oggi, nel mondo! – Focsiv), a partire dalla questione finanziaria. Per affrontare il cambiamento climatico, la transizione giusta e i costi di adattamento, le perdite ed i danni, e rafforzare l’impegno verso gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, ci vuole una nuova architettura finanziaria internazionale e in questo quadro occorre riconoscere un ruolo speciale per l’aiuto pubblico allo sviluppo.

Prossimamente vi sono importanti incontri della comunità internazionale che dovrebbero discutere la riforma dell’architettura finanziaria (Come finanziare lo sviluppo globale? – Focsiv) e nuovi impegni per sostenere la trasformazione dei paesi del Sud del mondo. Divulghiamo qui un articolo e il policy brief di Luca Bergamaschi del Think Tank ECCO in Un nuovo contratto per la finanza tra Nord e Sud del mondo - ECCO (eccoclimate.org), che avanza alcune raccomandazioni per l’impegno del Governo italiano, dalla distribuzione dei diritti speciali di prelievo, alla mobilitazione del Fondo italiano per il clima (Quando partirà il Fondo italiano clima? – Focsiv), alla capitalizzazione delle banche multilaterali, da una nuova imposta sulle emissioni del traffico marittimo, all’alleviamento del debito (Verso una nuova grande crisi del debito internazionale – Focsiv). A queste indicazioni è da aggiungere l’impegno per il raggiungimento dello 0,7% del reddito nazionale lordo per l’aiuto pubblico allo sviluppo che ha un ruolo speciale di finanza pubblica a dono per i diritti umani fondamentali delle popolazioni più povere e vulnerabili (home - campagna 070).

Il 22 e 23 giugno il Governo francese, sotto la leadership del Presidente Macron, ospiterà a Parigi il vertice per un nuovo patto di finanziamento globale. Obiettivo: costruire un nuovo patto tra i paesi del Nord e del Sud del mondo per affrontare il cambiamento climatico e le esigenze di sviluppo. Infatti, le barriere finanziarie dei paesi del Sud del mondo sono oggi notevoli e insostenibili:


 

Il vertice si svolgerà presso il Palais Brongniart con oltre 30 Capi di Stato e di Governo confermati, tra i quali il Presidente brasiliano Lula, il Cancelliere tedesco Scholz, la Presidente della Commissione europea Von der Leyen e oltre un terzo provenienti dall’Africa. Oltre  30 gli eventi ufficiali. Parteciperanno anche la Segretaria al Tesoro americana Janet Yellen, il Premier cinese Li Qiang, il nuovo Presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Il vertice è supportato da un Comitato direttivo (con tutti i grandi paesi eccetto l’Italia) e quattro gruppi di lavoro per affrontare le seguenti questioni:

  1. garantire un maggiore spazio fiscale ai paesi più colpiti;
  2. aumentare i finanziamenti del settore privato nelle economie a basso reddito;
  3. aumentare gli investimenti in infrastrutture verdi;
  4. sviluppare soluzioni innovative per fornire risorse aggiuntive a sostegno dei paesi vulnerabili al cambiamento climatico.

 Il vertice si svolge nel contesto ormai noto di “policrisi”: la lenta ripresa dalla pandemia, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia con  conseguenze dirette sui prezzi di cibo e energia, l’impennata dei tassi d’inflazione, la crescente crisi del debito e l’intensificarsi degli impatti climatici. Questi shock hanno messo in luce le vulnerabilità e i limiti di un’architettura finanziaria globale inadeguata per affrontare le sfide del nostro tempo. A riguardo, lo scorso maggio, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha presentato una chiara roadmap di riforme del sistema finanziario internazionale e un appello alla comunità internazionale per rendere la finanza “resiliente, equa e accessibile a tutti”. Guterres ha affermato che l’attuale sistema ereditato dal 1944 – quando molte delle attuali economie emergenti e in via di sviluppo erano sotto il dominio coloniale – “non rappresenta più il mondo”.

Il vertice di Parigi può fornire una nuova volontà politica di cambiamento e galvanizzare soprattutto i Paesi del G20 e la leadership delle Banche Multilaterali di Sviluppo (MDBs) per le riforme tanto necessarie. Il vertice dovrà avviare un percorso credibile di ricostruzione della fiducia persa tra il Nord e il Sud del mondo.

La partecipazione dell’Italia, auspicabilmente con la Presidente Meloni – che sarà a Parigi nei giorni immediatamente precedenti al Vertice per sostenere la candidatura di Roma per Expo 2030 -, manderebbe un segnale importante in vista della Presidenza italiana del G7 nel 2024 per tre principali ragioni politiche. La prima è di natura geopolitica. Nel momento in cui grandi potenze, come Cina e Russia, guadagnano terreno in Africa proprio attraverso la leva finanziaria, l’Europa non può rimanere indietro. La seconda è una questione di sicurezza e sviluppo. Solo mettendo tutti i paesi in condizione di rispondere alle crisi e di avere accesso alle risorse finanziarie per il loro sviluppo sostenibile si possono creare le condizioni per una sicurezza e prosperità comune. Il Piano Mattei dovrà mettere la finanza al centro delle sue leve. La terza è una questione di credibilità. Il riconoscimento di una guida politica passa dalla presenza nei momenti chiave e dalla presentazione di una visione e proposte concrete d’azione. Per definire un ruolo da protagonista dell’Italia nei tavoli internazionali serve innanzitutto esserci.

Sono quattro le aree in cui l’Italia potrebbe fare la differenza a livello globale e giocare un ruolo da protagonista:

  1. Mettere a disposizione liquidità immediata per le crisi in atto, anche rispetto alle promesse passate. Per esempio, l’Italia potrebbe riconfermare la promessa collettiva dei paesi G20 di ridistribuire 100 miliardi di dollari in Diritti Speciali Prelievo (DSP) verso i paesi più bisognosi. L’Italia ha già ridistribuito il 20% dei suoi DSP e potrebbe impegnarsi per raggiungere quota 30% (Giappone e Francia hanno recentemente annunciato l’impegno del 40%), indirizzando la quota aggiuntiva verso il Fondo dedicato alla resilienza climatica del Fondo Monetario Internazionale (FMI) o verso le MDBs (esistono modalità che possono chiaramente soddisfare e superare i dubbi espressi dalla BCE a riguardo). Altro esempio di promesse fatte dai paesi del Nord del mondo ma non ancora mantenute, è quella del raggiungimento di 100 miliardi di dollari l’anno per la finanza per il clima per i paesi del Sud del mondo (promessi per il 2020). In questo campo la Presidente Meloni potrebbe indicare come intende utilizzare il nuovo Fondo italiano per il clima, gestito da CDP e presentato alla COP27 con una dotazione di 840 milioni di euro l’anno fino al 2026, e impegnarsi per portarlo a un miliardo di euro l’anno con la prossima finanziaria.
  2. Sviluppare soluzioni innovative per fornire risorse aggiuntive a sostegno dei paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici. Una di queste è il sostegno alla creazione di un’imposta sulle emissioni del trasporto marittimo da parte dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) insieme a un ambizioso obiettivo di decarbonizzazione del settore. Su questo è importante che i Ministeri delle Finanze non si oppongano alla proposta sviluppata da Francia e Isole Marshall (poiché potrebbe essere una tassa che sfugge al controllo dei Ministeri stessi).
  3. Richiedere e ottenere un aumento graduale delle risorse delle MDBs invitandole a presentare entro ottobre piani per un aumento di capitale che consentirebbe di supportare meglio i paesi più fragili, anche espandendo la portata dei finanziamenti e ampliando l’accesso alle risorse agevolate a tutti i paesi vulnerabili agli impatti climatici. Le MDBs dovrebbero essere invitate a formulare piani che incorporino i rischi fisici e di transizione nei loro quadri di allocazione delle risorse, ad aumentare l’uso delle garanzie e presentare uno strumento per ridurre i premi di rischio in valuta estera relativi agli investimenti verdi e resilienti al clima. Inoltre, paesi come l’Italia dovrebbero invitare le MDB a collaborare con le banche di sviluppo nazionali, come CDP, per accelerare la creazione di una pipeline di progetti. Infine, l’Italia potrebbe impegnarsi per una nuova rapida e ambiziosa raccolta di prestiti e sovvenzioni dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA), la parte della Banca Mondiale che presta denaro a condizioni agevolate, con l’impegno di aumentare del 50% la parte di sovvenzioni (grants) rispetto all’ultima raccolta del 2021.
  4. Trasformare l’attuale architettura di ristrutturazione del debito sovrano. Affrontare la questione del debito è più che mai urgente, con 61 paesi emergenti e in via di sviluppo a rischio di insostenibilità del debito (per cui servirebbero oltre 800 miliardi di dollari per la ristrutturazione). Il maggiore passo avanti sarebbe supportare, all’interno del G20, un ampliamento del quadro comune di riferimento per il trattamento del debito in modo da includere tutte le economie vulnerabili al clima, compresi i paesi a medio reddito. Inoltre, e in simmetria alla richiesta dell’Italia in Europa di rivedere le regole del Patto di Stabilità, a livello internazionale il nostro Paese dovrebbe battersi affinché le metodologie di analisi della sostenibilità del debito includano l’intera gamma di rischi climatici e le esigenze di investimento per transizione energetica (stimata in mille miliardi di dollari l’anno al 2025 e due mila miliardi di dollari l’anno entro il 2030 per le economie emergenti senza la Cina). Quindi invitare FMI e Banca Mondiale a incorporare i rischi climatici e le esigenze di investimento a partire dal quadro di sostenibilità del debito dei paesi a basso reddito, che è in corso di revisione quest’anno. Le MDBs andrebbero invece invitate a progettare uno strumento di garanzia per scambiare il vecchio debito con obbligazioni legate alla sostenibilità, come parte di uno sforzo più ampio per fornire una riduzione del debito ai paesi in difficoltà. In questo senso ancora i paesi G20 dovrebbero istituire una sospensione dei pagamenti per il servizio del debito (gli interessi) per i paesi che richiedono la sua ristrutturazione (i pagamenti per il servizio del debito da parte dei paesi a basso reddito sono ai massimi dal 1998: per 91 paesi questi corrispondono in media al 16,3% delle entrate pubbliche nel 2023). Infine, l’Italia potrebbe farsi promotrice dell’utilizzo di clausole per sospendere i rimborsi per il servizio del debito quando si verifica uno shock climatico (climate-resilient disaster clauses o CRDC). In questo modo si libererebbe un flusso di cassa che potrebbe essere meglio utilizzato per sostenere soccorsi e riparazione dei danni. L’Italia dovrebbe quindi chiedere a tutte le istituzioni finanziarie internazionali di incorporare le CRDC nei loro contratti di prestito.

Per ottenere risultati concreti e rispondere alle ragioni politiche esposte, è urgente elevare al più alto livello politico queste questioni, talvolta percepite come “tecniche”. Da qui l’importanza della presenza sia della Presidente Meloni che del Ministro Giorgetti al vertice di Parigi per dare un respiro politico alle riforme e dimostrare una presa di responsabilità attraverso impegni concreti rispetto alle sfide del secolo, che è la chiave per mostrarsi credibili e un primo passo per riconquistare la fiducia perduta tra il Nord e il Sud del mondo.

Il vertice di Parigi non sarà tanto un punto di arrivo ma un punto di partenza. Altrettanto importante sarà portare avanti i risultati attraverso le riunioni di quest’anno, in particolare durante il periodo che precede le riunioni annuali d’autunno della Banca Mondiale e del FMI che si terranno a Marrakech dal 9 al 15 ottobre. Quello che serve è mostrare la volontà politica di raggiungere gli obiettivi a breve termine e costruire il consenso intorno a un’agenda di lungo termine per la riforma delle regole e dell’architettura della finanza globale nel suo complesso. Le opportunità politiche per altri passi avanti saranno il vertice sull’azione per il clima in Africa (Nairobi, 4-6 settembre), il vertice G20 sotto Presidenza indiana (9-10 settembre) e il vertice sull’ambizione climatica durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 settembre. Anche il vertice Italia-Africa, annunciato per l’autunno, rientra all’interno delle opportunità politiche dei prossimi mesi. Così come la COP28 di Dubai (30 novembre-12 dicembre) può inviare segnali forti sulla necessità di una più ampia riforma del sistema finanziario per sostenere un aumento sostanziale dei finanziamenti per clima e natura in questa decade, considerata dalla comunità scientifica internazionale come critica e ultima per limitare il surriscaldamento globale entro 1,5 gradi.